“Le tre lezioni della Brexit”

Brexit, indubbiamente, è stato negli ultimi due anni il tema che ha dominato nel dibattito pubblico internazionale. Ma cosa ci hanno insegnato questi quarantotto mesi di negoziato tra UK e UE? 

Lo abbiamo chiesto a Mario Leone, vicedirettore dell`Istituto Altiero Spinelli, federalista di lungo corso. “Il referendum sulla Brexit ha dato una lezione agli inglesi e agli europei in generale. La prima lezione poggia sul `fraintendimento`”.

Le tensioni nel mondo conservatore 

“Gli inglesi si sono recati alle urne nel pieno della battaglia politica tra Cameron e buona parte del gruppo dirigente sempre pressato da personaggi come Johnson e Farage a “stimolare” la domanda di autonomia, di libertà, rispetto ai lacci imposti dalle normative UE, alterando ruoli e competenze proprie con quelle comunitarie. Il voto si è trasformato in un referendum nazionale, è il “leave” ha significato la sconfitta del governo Cameron e la sconfitta (la prima tra le tante sempre più frequenti) dell’efficienza democratica anglosassone.

La complessità della democrazia 

La seconda lezione gioca sulla `complessità della decisione`. I cittadini hanno dovuto scegliere (forse quelli più attenti) comunque su un tema così complesso come la permanenza o meno nell’UE. I decisori politici hanno così “devoluto” le responsabilità a chi il potere spetta. Ma è stato un grave errore. Infatti si è prodotto uno stallo in più di 31 mesi trascorsi dal voto. E questo ha prodotto un’ulteriore spaccatura nell’elettorato, fratture all’interno dei due principali partiti, un peggioramento delle condizioni economiche. Senza parlare degli eccessi che hanno addirittura condotto ad un assassinio in campagna elettorale, quello della deputata Jo Cox.

Uno stallo prolungato e il mercato comune come nemico 

La terza lezione viene dai `limiti della politica inglese`. La visione ristretta al mercato comune anziché unico (forse ancora dimentichi della differenza) e troppo avversa alla politica sociale europea, nonché ad ogni tentativo di coordinamento economico, hanno dimostrato la incapacità di leggere il presente. Lo stallo in cui si versa ormai da troppo tempo, dopo il tentativo fallito, previo accordo invece andato a buon fine con l’UE, di portare una hard Brexit sul tavolo del Parlamento di Westminster, ha prodotto di recente un rigetto a stragrande maggioranza dell’accordo. E senza uno straccio di piano alternativo: non c’è una maggioranza né per rimanere nell’UE né per uscirne ad ogni costo senza un accordo.

Queste lezioni richiedono molta attenzione.

Il caso inglese è visto dagli europei come un esempio, che avrà come effetto quello di rinforzare il legame tra gli europei o di minarne definitivamente la solidità. Abbiamo bisogno di statisti lungimiranti che si occupino del bene comune europeo anziché rincorrere le sirene elettorali nazionali”.

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