Il coronavirus manda KO l`Hospitality. “Guardiamo Londra dalla finestra e speriamo che andrà tutto bene”

“Guardiamo Londra dalla finestra e speriamo che andrà tutto bene”. È lo stato d`animo di Maurizio Amodio, assistant manager al Novikov di Londra, italian floor, che riflette il sentimento delle donne e degli uomini che fanno la ristorazione londinese, o meglio che la facevano. 

Un passato d`obbligo visto l`impatto che il Coronavirus sta avendo su ristoranti, bar e alberghi. 

A risentire particolarmente è infatti la ristorazione europea. Pieni i pub, vuoti i ristoranti italiani, i negozi di Tapas e pizzerie. Si presenta cosí Tooting Bec, quartiere popolare a nord-ovest di Londra. I pub di quartiere, sono ancora frequentati. Nonostante l`invito del primo ministro Johnson di evitare assembramenti, i locals resistono. 

Non resistono, invece, i ristoranti. Dover St, cuore di Mayfair, si presenta spettrale. Tutte chiuse, o quasi, le attività nel quadrato del lusso londinese. 

Tra queste, appunto, il branch italiano del Novikov. “In poco meno di una settimana abbiamo avuto un blocco immediato. Da mille coperti, siamo passati a 100” commenta l`AM, Amodio. “Come ha chiuso l`Italia – ricostruisce l`assistant manager – la gente si è impaurita. Vedere in Italia i ristoranti chiusi, ha generato una spirale di paura che ha ridotto fortemente la clientela qui”.

Ma le conseguenze non sono solo per l`azienda. A pagare sono in primo luogo i dipendenti. Non solo quelli del Novikov. 

I ristoranti di tutta Londra, quelli almeno che sono ancora aperti, stanno mettendo in campo drastiche misure per la riduzione del personale. Ad andare a casa per primi sono i dipendenti in probation. Da Baker st, passando per Victoria, sono tantissimi i casi di personale appena in forze, costretto a lasciare. 

Francesco Suraci, da anni nella ristorazione a Londra, racconta: “Ho visto gente in lacrime dover rinunciare al sogno di farsi strada nell`hospitality inglese”. 

“I genitori se li richiamano a casa – ci dice ancora Amodio -. Dopo aver sentito il premier Johnson dire `siate pronti a perdere i vostri cari` le famiglie italiane hanno richiamato i propri figli in patria”.  

È cosí, spiega Amodio, gradualmente il numero dei dipendenti si screma. 

Infatti “delle 350 unità in forze al Novikov, il 20% è andato via, perchè senza sostegno economico e sanitario, il 30% è rimasto bloccato in Italia, perchè non è potuto rientrare dopo le vacanze, mentre il resto è a casa”. 

Ma il problema, nel ragionamento di Amodio, non è solo l`oggi. E` anche e soprattuto domani. “Londra non sarà più la stessa – spiega. La città come l`abbiamo conosciuta fino a una settimane fa, faremo difficoltà ad averla indietro”. 

Sette giorni, quelli che ci siamo buttati alle spalle, che hanno dato un fendente mortale al tessuto economico londinese. 

Moorgate è uno dei quartiere interessati. Con gli uffici in modalità smart working anche le catene di bar vanno in affanno. Uno degli shop dell`area, infatti, registra fino a -60% rispetto alle vendite fatte l`anno scorso. 

Nel cuore di London Bridge, poi, una delle catene più prestigiose di hotel, delle 234 stanze disponibili, 203 erano vuote nel weekend. 

Inevitabile, quindi, attivare un piano di riduzione dello staff. C`è chi va via volontariamente. Chi opta per un leave a favore dell`Italia, sperando di poter rientrare a Londra al più presto. 

Per chi resta c`è l`incertezza di un tempo dalle circostanze imprevedibili e tante domande che si affollano. Con Londra dalla finestra e il tramonto a chiamarti fuori. 

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